Il 15 febbraio il SIMET, insieme allo SMI, ha proclamato per i giorni 1 e 2 marzo 2022 lo sciopero dei medici della medicina generale.

Questo sciopero però non deve essere patrimonio delle sole sigle sindacali che lo hanno proclamato ma deve diventare l’urlo di un’intera categoria ad una classe politica miope e sorda ed un severo richiamo a quelle organizzazioni sindacali che, ormai distanti dalla sofferenza quotidiana dei loro stessi iscritti, continuano imperterriti nel loro asservimento ai desiderata dei politici nazionali e regionali danneggiando tutti con la sottoscrizione di accordi penalizzanti dal punto di vista economico e che mortificano la nostra professione.

Qualcuno, in evidente affanno e terrorizzato dalla riuscita dello sciopero, sollecita interventi governativi tesi ad impedirci di manifestare il nostro malessere e obietta che in questo periodo la nostra iniziativa non è opportuna.

Ma a costoro noi chiediamo: è opportuno durante una pandemia che impone carichi di lavoro estenuanti continuare ad imporci senza nessuna contrattazione nuovi incombenze burocratiche? E’ tollerabile che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia ci additi all’opinione pubblica come fannulloni che lavorano 3 ore al giorno? E’ accettabile che la nostra remunerazione sia ferma in molte componenti salariali al 2005? Possiamo noi digerire che sia stato sottoscritto un nuovo ACN che non prevede nessun incremento economico e che compiti prima remunerati (ad es. compilazione del PAI) adesso devono essere assolti da tutti gratuitamente perché diventati “compiti del medico”? E l’incremento della quota capitaria promesso anni fa in cambio della certificazione INAIL che fine ha fatto? E potremmo continuare con un’infinita serie di domande.

Ma soprattutto: potevamo noi rimanere passivi di fronte al comportamento vergognoso dei senatori della nostra repubblica che mentre, meritoriamente, trovano i soldi per i rifugi che salvano gli animali selvatici non riescono a trovare adeguati fondi per il sostegno economico alle famiglie di quei colleghi che lasciati da soli, senza mezzi di protezione individuali, hanno perso la vita per cercare di aiutare i cittadini infettati dal Sars-Cov-2?

Il 18 febbraio u.s. il CdM, a seguito dell’indignazione di medici e cittadini, ha stanziato 15 milioni di Euro per 370 famiglie di medici e operatori sanitari che non avevano la copertura INAIL deceduti a causa del Covid 19: a conti fatti un’elemosina, in media circa 40.000 € a famiglia, una cifra pari nemmeno alla metà di quanto proposto dalla senatrice Cantù.

Questi operatori sanitari hanno contratto la malattia e sono deceduti perché hanno avuto per mesi mezzi di protezione inadeguati, basti pensare che l’utilizzo delle mascherine chirurgiche è stato ritenuto idoneo per mesi mentre ben sappiamo che forniscono un livello di protezione assolutamente insufficiente.

Ma se un medico nell’esercizio delle sue funzione causa in maniera colposa il decesso di un cittadino, il risarcimento del danno arrecato sarà di 40.000 €? Siamo tutti così sprovveduti da pagare premi assicurativi sempre più alti per risarcire un danno di tale entità?

A quelli che ritengono questa elemosina una vittoria del “dialogo serio e non urlato”, che nemmeno si rendono conto che con certe affermazioni oltraggiano la memoria di queste perso e offendono la dignità dei loro familiari, noi li invitiamo con forza per decenza a tacere.

A tutti coloro che affermano di condividere le ragioni della nostra protesta ma ipocritamente cercano di demonizzarla ed impedirla, ma innanzitutto a tutti i medici di medicina generale, che giustamente rivendicano il diritto di tornare a fare i medici e rifiutano il ruolo di burocrati incollati alle sedie davanti ad uno schermo, noi chiediamo: se non ora quando?

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