L’articolo di Simonetta Ravizza pubblicato sul Corriere della Sera – Milano il 4 dicembre 2014 sui compensi dei medici di famiglia ha suscitato indignazione nella nostra categoria.
Qualche medico ha scritto alla giornalista spiegando i motivi per cui erano errate le sue affermazioni sui presunti lauti compensi nella medicina generale; il segretario regionale dello SMI ha ritenuto di intervenire nella discussione anche perché il suo sindacato è stato citato nell’articolo come fonte dei dati che sono alla base delle argomentazioni della Ravizza.
Sinceramente penso che tutto questo sia inutile.
Nella trattativa regionale per l’AIR 2014 Regione Lombardia, nel tentativo di “ammorbidire” la posizione delle OO.SS., aveva minacciato di fornire alla stampa i nostri cedolini.
Nel mese di ottobre u.s. non è stata raggiunta l’intesa sulla cosiddetta ricetta dematerializzata, che sarebbe meglio definire ricetta decolorata visto che il medico è tenuto alla stampa del promemoria per il paziente, perché Regione Lombardia richiede il rispetto dell’ACN solo sulla parte di propria convenienza ma non intende ottemperare sulla quella parte che prevede che l’avvio del progetto debba avvenire senza oneri né tecnici né economici per i medici di famiglia.
Nella trattativa per l’AIR 2015, tuttora in corso, con ritrovata unità le OO.SS. hanno rifiutato di sottoscrivere un accordo che prevedeva la nascita in Lombardia delle AFT ancor prima che fosse siglato il nuovo ACN, anche perché zeppo di nuovi compiti, per lo più burocratici, per i quali non era previsa nessuna forma di compenso.
A quanto pare Regione Lombardia è passata dalle minacce ai fatti, quindi è inutile sprecare tempo e forze con la Ravizza.
Regione Lombardia sostiene che non ci sono risorse per finanziare l’AIR; questo non è vero perché le risorse ci sono ma vengono impiegate diversamente o in male modo.
L’analisi dei dati pubblicati sul “Libro Bianco” sulla Sanità Lombarda evidenzia come nella nostra Regione nel 2012 il finanziamento per la medicina generale sia stato pari al 4.9% contro il 6% della media nazionale, collocando la Lombardia al penultimo posto in Italia; al contrario il finanziamento per la medicina ospedaliera accreditata, primo posto in Italia, è stato pari al 12% contro il 7.8% della media nazionale, forse perché per i politici della nostra regione era più conveniente investire sulla Maugeri che non sulla medicina generale.
A tutto ciò si aggiunga lo sperpero di denaro pubblico denunciato su Repubblica Milano il 2 dicembre 2014 (articolo allegato) e si capisce come il mancato investimento sulla medicina generale in Lombardia indubbiamente non è dovuto alle pur presente difficoltà economica del Paese.
Dottor Antonio Sabato
